Intervista a Pier Giorgio Piccioli, presidente di Confesercenti della Lombardia Orientale

Il 2019 si è aperto con un quadro economico abbastanza incerto: nell’eventualità, non così remota, di andare incontro ad una recessione tecnica, quali sono i vostri auspici?

In effetti, il nuovo anno è stato inaugurato con la pubblicazione di dati che ci rimandavano ad una situazione di recessione tecnica e con una tendenza al ribasso nelle ultime stime sulla fiducia delle imprese. Naturalmente noi ci auguriamo che questo trend di mancata crescita s’interrompa, viste anche le promesse fatte in sede politica e governativa, di cui ancora non riusciamo a decifrare gli orizzonti. I fattori che caratterizzano questo contesto sono tre: la debolezza della rete distributiva tradizionale, che non ha avuto una crescita nel volume d’affari; la forte competizione interna al mondo della grande distribuzione; il costante incremento dell’e-commerce, agevolato dalla nascente rete capillare di poli logistici, per i tempi e le modalità di consegna merci.

Negozi tradizionali in crisi e online in crescita: secondo lei questi due volti del commercio possono coesistere oppure no?

Indubbiamente l’e-commerce ha conosciuto nell’ultimo anno una crescita a due cifre, decisamente in controtendenza rispetto agli altri settori dell’economia. I grandi player stanno facendo grandi scommesse sulla logistica. Ma noi riteniamo che i negozi online, pur generando un forte richiamo, non potranno mai sostituire il negozio fisico, che è e resta il punto centrale dello shopping per i consumatori.

Il proliferare dei mega centri commerciali sottrae attrattività ai centri storici cittadini. Come si può arrestare questo fenomeno?

Purtroppo, nonostante le nostre battaglie spesso solitarie, la Gdo si è posizionata sul territorio in modo molto rilevante ed impattante. L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è quello di Elnòs, che ha cercato di intercettare quelle grandi vie di comunicazione che una volta portavano verso il centro storico. In gioco c’è il futuro della nostra economia, ma anche della nostra convivenza sociale, per questo il tema non può essere affrontato in maniera frettolosa e superficiale. L’invasione delle grandi strutture sta distruggendo il commercio vero e proprio, e a questo dobbiamo assolutamente porre rimedio attraverso una serie di azioni che non possono più essere rimandate. Auspichiamo con forza che la Regione Lombardia accolga la nostra proposta di una moratoria della GDO, dove abbiamo indici di saturazione elevatissimi e verso la quale è necessario porre sullo stesso piano l’iter autorizzativo logistico e commerciale .

Il tema della sostenibilità delle grandi strutture di vendita e l’esigenza di rivedere le politiche di realizzazione di tali strutture, soprattutto se non sostenute da adeguati piani di investimento e di integrazione nel contesto territoriale, è estremamente attuale (si veda il recente caso Freccia Rossa). La sua posizione a riguardo?

Più volte, in questi anni, abbiamo richiamato l’attenzione delle amministrazioni sul problema della sostenibilità delle grandi strutture di vendita e sull’esigenza di rivedere le politiche di realizzazione di tali strutture, soprattutto se non sostenute da adeguati piani di investimento e di integrazione nel contesto territoriale. Di fatto gli amministratori hanno affrontato questi temi con superficialità, guardando prevalentemente all’interesse edilizio e considerando l’eventuale ritorno di risorse economiche per i loro Comuni, il tutto però scollegato da un reale processo di pianificazione a livello urbanistico ed economico-commerciale. Le conseguenze, oggi, sono evidenti: molti centri commerciali versano in gravi difficoltà e molte piccole attività hanno dovuto abbassare la saracinesca perché gravate da svantaggi competitivi non sostenibili.

Stop alle aperture domenicali dei negozi: se i commercianti sono favorevoli, non si può dire altrettanto dei consumatori. Lei si è espresso a favore del provvedimento proposto da Luigi Di Maio, è corretto?

Non esattamente. Anni fa siamo stati promotori di una campagna di raccolta firme dal titolo “Libera la domenica”, con la quale raccogliemmo oltre 150mila firme, per contrastare il provvedimento entrato in vigore con il decreto Monti, che consentiva l’apertura tutti i giorni dell’anno e 24 ore su 24 di negozi e supermercati. Da allora ad oggi, molte cose sono cambiate nel commercio: tante attività sono state costrette a chiudere, altre hanno dovuto adeguarsi o riconvertire il loro business. Il panorama è cambiato qualitativamente e la proposta di legge non tiene conto di questa metamorfosi. Per questo, anche il Parlamento ha deciso di riaprire le audizioni con tutte le associazioni di categoria per decidere cosa effettivamente va applicato del disegno legislativo e cosa no, in funzione delle dinamiche del cambiamento.

Quali sono le più recenti misure di sostegno alle imprese del commercio e dell’artigianato introdotte a livello regionale?

La Regione Lombardia ha prodotto numerose iniziative in tema di interventi per il sostegno alle micro e piccolo-medie imprese del commercio e dell’artigianato. A titolo di esempio cito il bando “Intraprendo” dedicato alle start-up, con una particolare attenzione alle attività intraprese da giovani under 35 e il recente “IES” per le imprese del territorio che intendono investire in strumenti innovativi per l’incremento della sicurezza e/o la sostenibilità ambientale. Inoltre, sono stati avviati interventi significativi per incentivare l’attrattività turistica, favorendo gli investimenti nelle strutture ricettive e della ristorazione. Molto importante, poi, è l’approvazione della legge regionale per il riconoscimento e la valorizzazione delle attività storiche e di tradizione.

Favorire il rilancio produttivo contrastando la delocalizzazione: è questo il principale intento dietro all’azzeramento delle aliquote IRAP per le nuove imprese del commercio e dell’artigianato aventi sede in Lombardia per questo 2019?

Si tratta di una scelta condivisa, in quanto si trattava di colmare un gap tra la scelta degli imprenditori di posizionarsi con le loro attività sul territorio regionale e le difficoltà oggettivamente riscontrate per gli oneri degli investimenti richiesti nel realizzare tali operazioni. Anche se in sé non eclatante, sicuramente questo supporto è prezioso per agevolare lo sviluppo di nuove imprese commerciali e artigianali, che si impegnano a mantenere in Lombardia la loro presenza, incrementando così il rilancio produttivo del territorio e salvaguardando l’aspetto occupazionale.

A due mesi dall’esordio della fatturazione elettronica, un bilancio per le pmi bresciane?

Prevedibilmente i primi due mesi sono stati caratterizzati da un clima un po’ di disorientamento e confusione. Le pmi si sono trovate in difficoltà sia per il poco tempo a disposizione per mettersi in regola con le nuove norme, sia perché la maggior parte di loro non possedeva le competenze informatiche interne necessarie a renderle autonome. Perciò la nostra associazione ha fornito loro un supporto diretto e costante e, grazie anche a questo lavoro erogato dai nostri uffici, abbiamo cominciato ad intravedere un processo di stabilizzazione e normalizzazione nei flussi in entrata e in uscita delle fatture elettroniche.

“La via digitale italiana per il futuro del turismo” è stato il tema di un convegno proposto lo scorso gennaio dall’Osservatorio di Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano con il patrocinio di Assoturismo Confersercenti. Come è possibile accrescere la competitività delle imprese operanti in questo settore?

Innanzitutto, le nostre strutture ricettive e turistiche sono molto competitive. Il profilo degli operatori dell’industria alberghiera e dei campeggi è cresciuto parecchio sotto l’aspetto della professionalità e della competenza, e va di pari passo con il progresso del digitale. Proprio quest’ultimo asset va ulteriormente spinto e implementato anche ricorrendo alle opportunità contenute nel Piano Impresa 4.0. A differenza di altri settori del terziario, il nostro turismo ha delle forti potenzialità per poter crescere e diventare ancora più appetibile e competitivo, anche in ambito internazionale.